“La Provincia”, 28 ott. 2010
Se la musica parte per la tangente
‘Opus Soup’:jazz, elettronica e pop nel nuovo progetto di Tossani e Girardi
di Luca Muchetti
CREMONA — Opus Soup: due termini, l’uno anagramma dell’altro. Ma anche la mappa concettuale di una nuova possibile geografia sonora. Lunedì sera alle 21.30 il Fico di via Guido Grandi ospita la prima esibizione dell’inedito progetto a cavallo tra jazz, elettronica e pop di Giancarlo Tossani, alle tastiere e Fender Rhodes, Achille Succi al sax e clarinetto, Paolo Botti alla viola, banjo e Dobro, Matteo Gosi dei Beaucoup Fish alla voce e Gilberto Girardi degli Useless Wooden Toys a curare la parte elettronica. Un progetto che sfida stili e lontananze, un disegno nato dall’incontro di Tossani e Girardi prima in veste di docente di pianoforte l’uno e di allievo l’altro, poi di artisti impegnati su fronti lontani ma dalle tangenze possibili: jazzman sperimentale Tossani con Synapser, beatmaker di successo Girardi, ormai meglio noto come dj G-Love. «L’idea è nata in occasione dell’African Battle di Caorso, quando di Double S e G-Love incontrarono due musicisti africani, i percussionisti Taté Nsongan dei Mau-Mau e Aguibou Diabate per uno spettacolo insieme a Igor Sciavolino – racconta Tossani -. E’ il tentativo di proporre musica come arte combinatoria: Gilberto ha lavorato con l’elettronica su alcuni miei temi, mentre Matteo ha dato melodia e testi ad alcune armonie che avevo composto. Ne sono nati una decina di brani che non sono canzoni e nemmeno degli standard».
E’ insomma quel ‘jazz’ aperto, indefinibile e in continua ricerca che mantiene, come lo stesso pianista ci conferma, «l’improvvisazione dal vivo» come una delle proprie cifre più caratterizzanti.
Al nucleo, tutto cremonese, del progetto si sono poi aggiunti due musicisti di prim’ordine come Succi (giá con Uri Caine e Vinicio Capossela) e Botti:
«Sì, Succi, semplicemente perché non posso fare a meno di lui in qualsiasi progetto io abbracci – continua Tossani- e poi Botti, che già avevo intenzione di coinvolgere in Synapser, anche se la cosa poi non ha più avuto seguito».
La sfida? Tenere insieme dei retroterra musicali cosi lontani fra loro (‘soup‘ si riferisce appunto alla somma di sapori della portata) in un’ottica di arte combinatoria più che di composizione originale. Da musica composta ‘facendo pezzi’ a musica creata ‘prendendo’ pezzi qua e là e cucendo il tutto in un unico e inedito testo. Una prova, un’esperienza che dovrebbe essere replicata il 18 dicembre all’Osteria del Quinto di Picenengo e che, almeno per il momento, ha il sapore del work in progress. «Difficile immaginare questo progetto in termini di un album – confida Tossani -, andrebbe completamente ripensato».
Nel frattempo il pianista è stato reclutato dalla Auand per festeggiare il decimo compleanno dalla prestigiosa etichetta e agenzia di booking. Il musicista cremonese fará parte di una super-band composta da Cuong Vu, David Binney, Francesco Bearzatti, Ohad Talmor, Julián Arguelles, Gianluca Petrella, Roberto Cecchetto, Steve Swallow e Dan Weiss.
intervista a Cronaca 3 aprile 2011 _Gianluca Barbieri
Venerdì sera presso l’auditorium del Centro Culturale Agorà di Castelverde si è conclusa la rassegna MusicAgorà 2011, che ha visto esibirsi in successione, nell’arco di un mese, il duo jazz Vijay Iyer-Rudresh Mahanthappa, il gruppo Doze Cordas e la strepitosa formazione americana Kneebody. La conclusione, come giusto, è stata affidata a Opus Soup, il nuovo ensemble di Giancarlo Tossani, uno degli organizzatori della rassegna, che dopo aver conquistato il titolo di migliore talento Jazz dalla rivista Musica Jazz nel 2007, ora si è spostato in un contesto musicale differente, o forse complementare, che ha il suo punto di forza in un uso sostanzioso dell’elettronica intrecciata con sonorità e rimandi di matrice jazz.
La formazione è costituita da:
Matteo Gosi (voce), Achille Succi (sax, clarinetti), Paolo Botti (viola, dobro), G-Love (electronics), Giancarlo Tossani (wurlitzer, electronics).
Ospite della serata, Mauro Ottolini alla tuba e al trombone, che ha dato un apporto più che significativo al quintetto, con una fantasia e una genialità straordinarie.
In scaletta i pezzi del demo intitolato semplicemente Opus Soup, distinti in Songs e No Songs sulla base della presenza o dell’assenza della voce del cantante.
Abbiamo rivolto qualche domanda a Giancarlo Tossani.
D. Iniziamo dalla denominazione del gruppo: un nome doppio anagrammato e un richiamo visivo ad un’immagine divenuta famosa grazie a Andy Warhol.
R. Il nome è anagrammatico per sottolineare la stretta fusione degli elementi che compongono questo progetto. Opus è termine latino (lavoro, opera) con cui voglio alludere alla nostra cultura, soup è, di converso, parola inglese con cui sottintendere tutta la cultura musicale di matrice anglosassone. Opus poi è anche specificatamente un termine musicale (seguito da un numero indica una composizione di un autore secondo una catalogazione ufficiale); soup nel suo significato letterale di zuppa è una pietanza di vari ingredienti che formano un tutt’uno, come un tutt’uno vogliono essere i vari ingredienti di Opus Soup, un’opera musicale che sia miscela di jazz, pop- rock, elettronica, in una formula che speriamo risulti assolutamente originale. Ovviamente anche il riferimento visivo a A.Warhol allude a una cultura della contemporaneità in cui diversissimi elementi, alti e bassi, si accostano.
D. Impegno e ironia, ricerca sul linguaggio musicale e gioco “meta” di linguaggio sul linguaggio… Ho visto bene?
R. Sì hai visto bene, cerchiamo una leggerezza che però deriva da una profondità e da una riflessione non ingenua.
D. Il vostro concerto, a mio parere, è stato di grandissimo livello. Ho notato la tua solita creatività colta e originale, in un contesto musicale in cui la novità è difficile da perseguire. E anche il pubblico ha apprezzato con entusiasmo, nonostante si trattasse di uno spettacolo non per tutti, dotato di una componente innovativa e sperimentale che per tanti avrebbe potuto risultare indigesta. Come te lo spieghi?
R. Cerchiamo col pubblico un dialogo che, pur senza intenti compiacenti, possa essere differente a seconda dell’interlocutore. E questo è reso possibile dall’ampio e variegato arco espressivo dei componenti della band, dalla dance fino al jazz radicale. Questione di feedback e ricerca di sintonie insomma.
D.Un’ultima domanda. Quella di Opus Soup è un’esperienza destinata a proseguire e a dare ulteriori frutti, oppure è una parentesi oltre la quale riprenderai a percorrere alla tua maniera, con il tuo stile, le strade del jazz?
R. Il jazz è sempre la componente fondamentale della mia musica ma considero jazz un termine dalle più ampie possibilità e declinazioni espressive. Vedi tu che conclusioni trarne!
Gli indiepatici_2011-05-19- Enrico Enver Veronese-estratto-Opus Soup




